Dove è sempre estate

Ti dispiace tornare a casa?

Me lo hanno chiesto qualche giorno fa, a Ferragosto, con quel tono un po’ rassegnato che si usa quando si dà per scontata la risposta. Intorno a me, la maggior parte delle persone vive questi giorni con un misto di ansia e malinconia: la vacanza sta finendo, il rientro incombe, e con esso l’idea di dover ricominciare tutto da capo. Ho risposto senza pensarci troppo: “Sinceramente no.” Non perché la vacanza sia andata male, tutt’altro. Ma perché non provo alcun fastidio all’idea di tornare alla mia routine. Mi piace. E questa risposta così spontanea, mi ha fatto riflettere su qualcosa di più grande: la nostra strana, quasi cronica, incapacità di stare nel presente.

C’è un monologo di Novecento, il pianista immaginato da Alessandro Baricco, che racchiude benissimo questo meccanismo:

D’inverno non vedete l’ora che arrivi l’estate, e poi, d’estate avete paura che ritorni l’inverno. Per questo non vi stancate mai di viaggiare, di rincorrere il posto dove non siete: dove è sempre estate…non dev’essere un bel lavoro.”

È una fotografia impietosa di come funzioniamo. Passiamo il lunedì ad aspettare il venerdì, l’anno lavorativo ad aspettare le ferie. E quando siamo finalmente in ferie, una parte di noi comincia già a temere il ritorno. È un’attesa che si accumula su un’altra attesa. Non stiamo mai davvero dove siamo. Siamo sempre un passo avanti, più spesso un passo indietro, mai nel presente.

E nel frattempo, il presente rimane lì. Inascoltato. Forse è anche per questo che non mi dispiace troppo tornare. Non perché preferisca il lavoro alle vacanze, naturalmente, ma perché non considero la quotidianità qualcosa da cui devo continuamente scappare.

Qui però vorrei fare un passo in più rispetto a Novecento, che quel posto non lo trova mai e finisce per non scendere nemmeno dalla nave. Penso che la fine di una vacanza non sia una condanna, ma una condizione necessaria. Un libro ha valore proprio perché finisce: se non finisse mai, non sarebbe una storia, sarebbe rumore di fondo. Una vacanza è speciale perché ha un inizio e una fine precisi: è quel limite a darle contorno, intensità e significato. Se fosse infinita, semplicemente, non saprebbe più di niente — diventerebbe la nuova normalità, con le sue nuove noie e le sue nuove attese. La finitudine non è il difetto delle cose belle. È il motivo per cui sono belle.

Persino le fasi della vita che vorremmo congelare diventano significative proprio perché sappiamo, almeno in parte, che non dureranno per sempre.

E la routine, quella a cui tanti temono di tornare, non è la prigione che spesso viene raccontata. È la struttura dentro cui costruiamo qualcosa di più solido delle emozioni di due settimane. Nella routine si allena la pazienza che le vacanze non richiedono. Ci si costruisce, giorno dopo giorno, in un modo che nessuna fuga temporanea può replicare. Non è un caso che, spesso, le persone più inquiete in vacanza siano quelle che a casa non hanno costruito nulla a cui tornare con piacere.

Abbiamo bisogno anche dei giorni normali.

Delle mattine che iniziano sempre nello stesso modo, del lavoro, delle piccole incombenze, delle sere stanchi sul divano. Sono proprio quei giorni che, messi uno accanto all’altro, finiscono per costruire qualcosa di molto più grande: la nostra vita.

Non credo che la soluzione sia smettere di desiderare l’estate, o smettere di programmare le ferie. Il desiderio è umano, è anche ciò che dà slancio alle cose. Il problema nasce quando il desiderio diventa l’unico luogo in cui viviamo, e il presente diventa solo un’anticamera da attraversare in fretta. Il vero esercizio, forse, è più semplice — e più difficile — di quanto sembri: non rincorrere il posto dove non si è, ma abitare pienamente il posto dove si è già, qualunque esso sia. Che sia una spiaggia a Ferragosto, o una scrivania il lunedì mattina. Non c’è davvero bisogno di trovare “il posto dove è sempre estate“. Perché forse, se impariamo a starci dentro fino in fondo, anche un martedì qualunque può bastare.


Commenti

3 risposte a “Dove è sempre estate”

  1. Avatar etereamelodia
    etereamelodia

    Ho letto il tuo post, poi l’ho riletto e poi ancora un’altra volta. C’è stato un misto di espressioni tra annuire, sorridere, sorridere amaramente, sollevare entrambe le sopracciglia, annuire e sospirare. Un bel mix. Non posso dire altro perché già con quella liste di azioni praticamente l’ho fatto. Avrei volute scriverle io queste cose ma non sarei riuscita a scriverle con questa tua precisione chirurgica e consequenziale. Tutto molto vero e tutto molto bello, grazie.

    1. Grazie a te, mi riprometto sempre di scrivere più spesso per trovare un posto ai pensieri che si accumulano. Mi incoraggi a farlo, grazie!

      1. Avatar etereamelodia
        etereamelodia

        È un bel modo per archiviarli, così si libera spazio per qualcos’altro senza dover litigare con se stessi per capire quale sia più importante tenere e quale cancellare (e poi così dai una botta di vita).

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